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1989/2024 - Grazie Paolo!





Riesco solo a pensare a quel tabellone alzato nel cielo azzurro con un 9 rosso a prendersi la scena. Avevo preparato tutto con anticipo, in modo da poter pubblicare qualcosa in maniera celere. Eppure ieri sera più rileggevo più mi rendevo conto che mancava tutto quello che la giornata mi aveva appena lasciato. Le forti emozioni e la commozione generata da un pomeriggio a suo modo storico. Ho cancellato tutto e qui mentre mi dondolo fuori in giardino, cullato dal vento, mi lascio trasportare dalle emozioni andando a braccio senza seguire uno spartito o uno schema. In fondo questi siamo sempre stati noi, anime libere mosse dalla brezza, capaci di smuovere le montagne e raggiungere traguardi inaspettati. Vorrei citare, non me ne vogliano i tifosi, uno dei più grandi radiocronisti di sempre, quando giusto una settimana fa le sue parole sono entrate nell’immaginario comune. “Sono le 17 e 21 minuti, del 28 Aprile 2024 e la bandiera del Buccinasco sta per lasciare il campo un’ultima volta”. Le braccia sui fianchi e lo sguardo fisso verso il tabellone che si alza con il numero nove in rosso a capeggiare. Lo sapeva da qualche minuto, mentre il ragazzo adibito alla “staffetta” stava svestendo la pettorina. Forse avrebbe voluto in quel momento che il cronometro si fermasse, lasciandogli ancora qualche minuto su quel campo, il SUO campo. Come dirà poi nel suo discorso finale, da quando c’era la ghiaia ad ora che è un sintetico meraviglioso. 35 anni con i colori rossoblu cuciti nel cuore, stampati sulla pelle, come il 9 che si è tatuato addosso. Lo continua a fissare il tabellone, sperando forse che il numero cambi, ma lo sa anche lui, non è possibile. Comincia a muovere i primi passi che lo separano dalla zona adibita al cambio. Per una volta nessuno sollecita, anzi, forse l’epica avrebbe voluto che terminasse tutto lì, con la sua uscita dal campo. Non è riuscito a regalarsi l’ultima grade gioia, da condividere con i tanti tifosi presenti allo stadio, il SUO stadio. Immagino l’emozione nel girarsi e vedere ragazzi di ogni età essere li per lui e per la sua trentennale storia. Di ogni categoria, di ogni età, amici, compagni di altre epoche e storie, lì a tributare la sua carriera. In campo ci è entrato con suo figlio e sono sicuro sarà un ricordo indelebile, come tutti i visi presenti in questo giorno speciale. Continua la sua passerella e mentre scambia abbracci e strette di mano mi piace pensare che nella testa siano passate tante diapositive degli ultimi anni. Dai fartlek, ai suicidi fino ai gradoni, le corse per le strade ad Agosto in cui tirava sempre il gruppo con il mister in bicicletta, la pioggia, il vento, la neve, il sole cocente, le trasferte improbabili di Coppa in giro per la Lombardia, la tensione e l’adrenalina per la partita che arrivava nel weekend, la voglia di vivere quello spogliatoio, diventato famiglia, senza pensare a tutto quello che la vita ti mette davanti. In quel rettangolo verde vige la sacra regola che il mondo resta fuori e sei tu con i tuoi amici e le vostre storie unite con il pallone a farla da protagonista. Ci eravamo preparati tutti negli ultimi tempi a questo giorno, ma non si è mai realmente pronti. Passo dopo passo si sta avvicinando alla linea laterale, fuori gli amici lo stanno aspettando, sulle tribune partono i cori per il loro Capitano, la fascia stretta al braccio e nessuna intenzione di lasciarla a qualcuno. Avrà ripensato alle gioie e alle delusioni, a vittorie epiche e sconfitte brucianti, ai gol pesanti e quelli sbagliati, amici e fratelli in campo e fuori. Si gira per l’ultima volta, chiamando a sé l’ultimo genino applauso, si gode ogni singolo momento, unico e irripetibile. Il suo compagno è pronto, il nove in rosso ancora alto nel cielo, non si girerà mai per far sapere che numero sta entrando, il nove resta alto nel cielo azzurro, rossoblu come i colori che lo hanno accompagnato. Abbraccia forte il suo compagno e si lascia andare con i suoi amici là fuori che lo stavano aspettando. La partita va avanti ma è già finita da un pezzo, il risultato e ciò che ci racconta sono un contorno dell’ultimo ballo della bandiera del Buccinasco. Finisce la gara e i tributi si sprecano, dal Sindaco al Presidente, nonché padre fiero ed orgoglioso, assessori e compagni a regalargli cimeli che verranno messi in una teca. Prende il microfono sensibilmente commosso, le sue sono parole belle e uniche, di amore verso quei colori che lo hanno cullato e cresciuto, da sempre. Saluta, foto di rito con tutti quelli che oggi proprio non potevano perdersela e ultimi gesti d’amore ai suoi tifosi. Alla fine viene preso in maniera truffaldina dalla sua famiglia e lanciato più volte verso il cielo azzurro, in alto, altissimo, come le bandiere mosse dal vento, come le grida forti provenienti dalla tribuna, come quel tabellone con un nove rosso, a tributare degnamente il proprio Capitano.

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(Ufficio Stampa Pol. Buccinasco)


















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